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"... con questo spirito, l'edificio va letto
come tentativo di riordinare quel pezzo smagliato di Biella attraverso
un segno autonomo.
Un segno scultoreo che proviene tanto da virtuosismi progettuali,
quanto da forti riferimenti al mondo naturale, e che si serve della
forza "michelangiolesca" per esprimere un'idea di architettura
che rifiuta i vincoli dell'accademia, ma anche la cialtroneria della
prassi architettonica corrente.(*)
( * ) La natura nella città, in Polis,
anno II - N. 6, giugno 1996, pp. 88-91.
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