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Opera giovanile dell'architetto Alberto Rizzi, disegnata
agli inizi degli anni '90 per l'Imprenditore Biellese Giovanni Boglietti
con lo scopo di rivitalizzare un luogo urbano già custode di preziose
quanto avite memorie e da tempo dimesso dalla storica Azienda di
Famiglia, l'edificio -oggi denominato Palazzo Boglietti- che si
impone al passante per la sua "astanza", occupa l'ultimo spazio
libero intorno allo slargo stradale delle vie Fratelli Rosselli
e viale Maccallè, due importanti tracciati viari che configurano
la periferia sud-ovest della città di Biella.
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Apparentemente denunciante una modesta cubatura, grazie ad
una sapiente articolazione volumica e ad un lessico compositivo
dal vocabolario assai fornito,sviluppa, con i suoi tre livelli
fuori terra, il terrazzo belvedere di copertura e le vaste
dimensioni del piano interrato che assorbe pressoché
integralmente tutta l'area del lotto, una superficie di circa
1500 metri quadri.
Ispirato da motivi che si richiamano al mondo naturale, senza
però mai cedere al naturalismo o alla cadenza vernacolare,
tenta, in questa direzione, di generare ex-novo un contesto
attraverso la negazione assoluta del volume unitario.
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L'imponente massa rocciosa che genera l'involucro della costruzione,
sulla quale, come miceti nutriti dalla quercia, sono nate
le prorompenti calotte sferiche sovrastate dagli omologhi
gusci in rame -metamorfosi continua di terrazze compenetrate
a superfici largamente vivibili- testimonia, senza mezzi termini,
la virtuosa ricerca della complicazione spaziale e materia
che, dall'interno verso l'esterno, non viene mai meno Generoso
omaggio dichiaratamente wrightiano, con ammiccamenti a certa
poetica espressionista, questa brillante intuizione, forgiata
secondo un linguaggio formale capace di ottenere, per le svariate
ed ingegnose invenzioni presenti, l'unità nella diversità,
veicola, tout-court, il messaggio di rivendicazione urbana
lanciato in origine.
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Di notevole interesse il vano scala a piramide triangolare rovescia, disassato e diversamente orientato rispetto agli assi ordinatori del sistema, ma, soprattutto, di sicuro effetto, lo spazio interno al piano terreno: un vero e proprio espace indicible da fruirsi in continuo movimento e nel quale le invenzioni ed il dinamismo espositivo non hanno tregua - si veda quella sorta di pianerottolo/soppalco, che all'esterno potrebbe configurarsi come mezzanino, costituito da una giocosa combinazione di semisfere collocate dissimetricamente nel grande spazio centrale.
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Ispirato da motivi che si richiamano al mondo naturale, senza
però mai cedere al naturalismo o alla cadenza vernacolare,
tenta, in questa direzione, di generare ex-novo un contesto
attraverso la negazione assoluta del volume unitario.
Segnato da un lungo processo costruttivo meramente artigianale, confacente allo spirito d'Impresa proprio del Committente -per certi versi ripercorrente l'epopea di Casa Malaparte a Capri- ha subito, negli ultimi anni, significative nutazioni, soprattutto in ragione della nuova destinazione d'uso che gli si è voluta attribuire.
Nell'organismo originariamente creato per ospitare attività differenziate polivalenti sarà infatti inaugurato un importante Centro-Laboratorio di Arte Moderna e Contemporanea.
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